Maurizio. Un macchinista sotto i baffi.
VIAGGIO NEL TEMPO
E' oramai giugno quando dal sito di trenitalia apprendiamo che sarà effettuato un treno a vapore fra Roma e Tivoli. Si proprio come i treni di una volta, una bella locomotiva nera che sbuffa fumo e vapore da tutte le parti, i vagoni che oggi non ci sono più...Al momento di comprare i biglietti presso la sede del Dopolavoro Ferroviario di Roma, a via Bari, già immagino la curiosità che questo nuovo viaggio susciterà nei miei due bambini, Flavia e Dario.
Io e Fabiana, mia moglie, avevamo già effettuato molti anni fa un analogo viaggio, quando ancora parlare dei bambini era pura fantasia. L'occasione era ghiotta ed una volta tanto i prezzi assolutamente abbordabili. Un'occasione da non perdere assolutamente.
Finalmente ecco il giorno della partenza. Di buon mattino (che per noi vuole dire intorno alle 8.00) tutti giù dalle brande, rapida colazione e via a prendere le metropolitane che ci portano alla stazione Tiburtina. Fino all'ultimo, non sarebbe la prima volta, ho temuto una repentina sostituzione dell'anziana locomotiva prevista, la gr625, con una "più moderna e 626. Arrivati alla stazione ero il più eccitato di tutti, un autentico pupo pronto a rimirare la vetrina dei giocattoli. Prima di imbarcarci decidiamo per un buon caffè ed al bar capisco finalmente che al traino del treno storico ci sarà la cara fumante vaporiera. Infatti ecco un "muso nero" col tipico cappellino anni venti e il guanto di crosta, necessario per l'uso della macchina a vapore. Decido quindi di affrettare i tempi, leggiamo le indicazioni del nostro treno e di corsa verso gli ultimi marciapiedi del fascio binari di stazione. Usciti dal sottopassaggio ecco la tanto attesa vaporiera..

La macchina sembra una primadonna attorniata dalla stampa. Una folla di appassionati e curiosi si accalca vero la 625, la rimira, la fotografa in tutti i modi possibili.
I figli giustamente vogliono farsi immortalare vicino a questa strana creatura che emette strani suoni, ticchettii, perde acqua, sibila vapore..

Dario è contentissimo (non vi dico io). Inizia a farmi domande su domande, ed anche Flavia mostra un notevole interesse. Da piccolo ebbi la fortuna di incontrare qualche treno a vapore ancora in servizio. Un nostro parente di Celje (Lubljana), ferroviere delle JZ, ricordo mi fece salire con lui a bordo di una locomotiva a vapore, percorrendo assieme avanti e indietro lo scalo merci. Anche da ragazzo conservo qualche ricordo. Ad esempio il locale Cesano - Roma Trastevere della linea Roma Viterbo, che giungeva alla stazione capitolina alle 15.30 e che io andavo volentieri a fotografare. Oppure le macchine a vapore che facevano servizio alla stazione di Monte Mario (stessa linea) sempre a Roma. Loro no. I bambini non avevano mai visto una locomotiva a vapore. Nonstante la giovane età hanno entrambi una discreta conoscenza del mondo dei treni. Locomotive elettriche, automotrici diesel, carrozze a piano ribassato, a due piani, intercity ed eurostar...ma treni a vapore non li avevano mai visti dal vero. Dario conosce perfettamente le locomotive a vapore di papà, quelle piccole dei trenini, ma la visione dei complicati biellismi

degli stantuffi, delle valvole e mille altre diavolerie lo lascia a bocca aperta.
Alle 9.30 il fischio di partenza. Il convoglio è costituito dalla 625.017 e da cinque carrozze a due assi e terrazzini, restaurate nella piacevole livrea castano ed isabella.

Pupi e moglie salgono a bordo, ecco il fischio..partenza!

Appena partiti il vecchio si incontra con il nuovo. Fra reciproci fischi ci affianchiamo all'eurostar proveniente da Perugia. Vedo i passeggeri dell'eurostar appiccicati ai finestrini a dir vero increduli di vedere il nostrro convoglio. Non è una cosa che capita tutti i giorni non c'è che dire.

Il viaggio prosegue. Mentre Flavia sta con la mamma in vettura, io ho con me Dario che si gode la fresca aria del mattino dal terrazzino della nostra carrozza. Gli occhiali sono d'obbligo a causa dell'incredibile quantità di fuliggine che ci accompagnerà lungo tutto il viaggio.

Tutto è curato nel treno d'epoca. I restauri hanno riportato in auge un treno veramente bello. I sedili di legno, i terrazzini, fino ai dettagli del singolo lampadario e della reticella porta bagagli, evidenziano una cura ed una personalizzazione del singolo pezzo, non più immaginabile nell'odierna produzione di mezzi ferroviari.

Durante il viaggio tutti i finestrini sono rigorosamente aperti consentendo agli appasionati di fotografare e filmare i loro beniamini. Per un attimo immagino di trovarmi in un'altro tempo, affacciato al finestrino in attesa di arrivare verso chissà quale lontana destinazione.

Fra sbuffi poderosi, lungo la costante livelletta al 27 per mille, la 625 continua inesorabile la sua marcia. Dopo circa un'ora e mezzo di viaggio il treno arriva alla stazione di Tivoli.
lL folla continua ad accalcarsi sui binari per riprendere da tutte le angolature la bellissima macchina. E' un via vai di persone, armati dalla semplice "istantanea" alla più complessa attrezzatura fotografia offerta dalla moderna tecnologia. Si susseguono macchine fotografiche di ogni tipo, teleobiettivi inquietanti, videocamere amatoriali e professionali, microfoni e registratori..tutti per la star.


Iniziano da li a poco le manovre di inversione della locomotiva, il riordino delle vetture, i primi controlli.
Il treno ripartirà il pomeriggio non prima di avere consentito a tutti i partecipanti la visita della città di Tivoli ed il rifocillamento dei convenuti.
Con l'allegra combriccola passeggiamo per Tivoli, fino alla piazza centrale, ove troviamo uno spazio giochi per i bimbi che ovviamente apprezzano l'idea di fermarcisi.
La bella Flavia si arrampica modello uomo ragno su una tela di corda...

...mentre il piccolo Dario si diverte a fare discese su discese sui gonfiabili...

Lascio immaginare a tutti in che condizioni di sudore si sono presentati i bimbi dopo questa cura.
Tornati alla stazione di Tivoli vengono serviti panini ai partecipanti. Purtroppo dopo poco comincia a piovere ed inizia un vero diluvio.
Approfittiamo degli spazi di stazione, mai affollata come allora, per sistemarci alla meglio e continuare il pranzo. Al termine del pasto, inizia l'animazione per i bambini che devo dire passano un piacevolissimo pomeriggio, lasciando in tranquillità mamma e papà.
Approfitto per interessarmi all'intensa attività che conducono i "musi neri" sulla macchina. E' un continuo fra oliare, ingrassare, controllare le valvole, verificare la pressione, il livello d'acqua..


Immagini d'altri tempi non c'è che dire. La cura dei macchinisti è incredibile. Anche grazie a loro un importante pezzo della storia dell'umanità è passato attraverso i secoli ed è giunto fino a noi.
Sembra di vederli li, quasi un secolo fa, stessi musi, stesse fatiche e sudore..

ore 16.30. Si è fatta l'ora di tornare.I passeggeri iniziano ad accalcarsi sui terrazzini.
Il fischio del capostazione da il via libera ed inizia la corsa, questa volta tutta in discesa, in cui la bella 625 non fatica affatto nel traino del convoglio.
Durante il viaggio la grinta che aveva animato un po tutti quanti lascia il posto alla stanchezza. Molti bimbi si appisolano...no no..non preeoccupatevi, i nostri MAI!!!!!!
VIAGGIO A TAGLIACOZZO
Ore 10.00 - stazione Tiburtina di Roma. Io con i pupi, mandati in viaggio premio dalla signora, ci accingiamo ad intraprendere un viaggio in Abruzzo con il regionale Roma-Sulmona che coprirà in appena 2 ore i 97 km che separano la Capitale dal centro turistico abruzzese.

Flavia e Dario si accingono a salire sul treno ma per fortuna ci accorgiamo per tempo che il convoglio fermo al binario non è il nostro,come viene annunciato dall'altoparlante, ma il nostro treno sarebbe arrivato di li a poco. Eccolo finalmente, ed ecco i pupi pronti a salire.

Pupetti posizionati ai loro posti ed ecco il fischio che da inizio al nostro viaggio che alla pazzesca velocità media di 45km/h ci porterà a Tagliacozzo.

Partiti! Abbandoniamo la stazione Tiburtina superando il treno che avevamo lasciato fermo al binario accanto al nostro.

Il viaggio prosegue verso Tivoli, lasciata la periferia romana, già poco edificante di suo, ma al momento ulteriormente deturpata dai lavori per la realizzazione della nuova linea ad alta velocità Roma-Napoli. Lo sferragliare del convoglio composto da vetture a piano ribassato completamente ricondizionate e devo dire molto confortevoli, ci porta abbastanza velocemente verso panorami più gradevoli. La salita è costantemente al 27 per mille ma sembra che la cosa non preoccupi minimamente la nostra macchina. Pensare che la stessa linea l'avevamo percorsa poco tempo prima a bordo di un convoglio a terrazzini trainati da una sbuffante gr. 625. A tale proposito prossimamente voglio preparare un racconto di quel viaggio sul treno a vapore effettuato nell'estate 2004...ma proseguiamo per il momento il nsotro. A distanza di un'ora arriviamo a Roviano ove il treno oltre a fare servizio attende l'incorcio con un altro convoglio proveniente da Pescara.

Il clima si è fatto più freddo, obbligandoci a coprirci un po di più di come eravamo paretiti da Roma. I giovanotti si divertono, si stuzzicano ma assumono espressioni sempre più del tipo: PAPA' HO FAME via via che ci avviciniamo alla meta. Ecco infatti Flavia....

..e Dario....

E' quasi mezzogiorno infatti e ormai la colazione è bella che dimenticata. Ecco Mandela....da li a poco saremo arrivati a Tagliacozzo...

Bambini! Pronti a scendere?...siamo arrivati a Tagliacozzo.

Qualche passo che stimola ulteriormente l'appetito ed eccoci finalmente a quello che chiamiamo il ristorante della signora, in realtà noto come ristorante alla pergola. un luogo in cui la cucina casareccia ed i profumi delle cose buone fatte in casa costituiscono la vera essenza.
Veniamo accolti calorosamente dai gestori che ormai ci conoscono da diversi anni. Almeno due volte all'anno andiamo a mangiare in questo posto e "la signora" ha praticamente visto crescere i due pupi. Li conosce infatti entrambi dai tempi in cui papà li portava addosso sullo speciale zainetto...
Eccoli, pronti e famelici...


in attesa di buoni antipasti e di un'ottima salsiccia fatta alla griglia. Il contorno di patatine (quelle vere fatte in casa tagliate a mano) è d'obbligo. Papà si è invece sacrificato con dell'ottimo abbacchietto. Il babbo beve il vino, i bimbi no...(almeno sulla carta. Dario infatti non rifiuta mai un goccetto di vino rosso nella sua acqua. Tutto i bisnonni...).
Terminato il pranzo partiamo per il paese di Tagliacozzo. La metà finale sarà una spelndida chiesetta da cui si domina tutta la valle su cui si arrampica Tagliacozzo.

Il paese è molto suggestivo, tutto costruito nella roccia. Si susseguono bellissime immagini di costruzioni perfettamente integrate nella natura rigogliosa e verdeggiante.

I pupi salgono velocemente. Entrambi sono abituati a lunghissime camminate e devo dire che affrontano con gusto e soddisfazione le fatiche della montagna.

Siamo arrivati alla fonte del torrente che attraversa il paese. Un luogo bellissimo posto circa a metà del percorso che ci porterà in cima alla montagna.

Continuando a salire ci fermiano nella parte alta del paese sotto alla casa dei miei sogni, una bellissima casetta ristrutturata che mi piace moltissimo.

....bella no?...
Contiunuiamo il percorso sempre in salita fra rocce e case....quest'ultime si diradano sempre più a favore di uno splendido paesaggio carsico.
Eccoci, siamo giunti ai tavoli attrezzati per pic nic posti a lato della chiesa. Da qui la vista è splendida dominando l'intera vallata ed il paese di Tagliacozzo.

Darietto si riposa dopo la lunga camminata. Vedendo la foto si vede quanta strada abbiamo percorso. La stazione infatti si trova nel fondovalle, a circa 300-400 m di quota in meno di dove ci troviamo adesso.
Anche Flavia abbisogna di un po di riposo. Ed eccoli, entrambi con le loro faccette...

Un ultimo sguardo verso la valle, si fa più freddo e progressivamente diventa più buio. E' ora di tornare, ci rifocilleremo al pub in piazza....ciao Tagliacozzo e ciao a tutti..alla prossima!

UN VIAGGIO VIRTUALE IN FERROVIA (seconda puntata)
La macchina inizio' immediatamente ad arrancare per la salita, che inizialmente manteneva una pendenza costantemente moderata, ma più in là, fra nemmeno troppi chilometri, la salita si sarebbe fatta più ripida via via che si saliva di quota.
Continuando la nostra marcia verso Luni, la pianura lasciava progressivamente posto alle prime montagne di una certa rilevanza. Il treno, mantenendo i suoi 50 km/h in salita, sembrava incurante delle livellette che si susseguivano continuamente dalla nostra partenza da Monte Flavio.

Fuori continuava a nevicare incessantemente e si udiva il solo tichettio della pompa ed un fantastico susseguirsi di rumori metallici provenienti dal biellismo sotto sforzo della nostra locomotiva 740.
L'aria all'esterno diventava sempre più fredda, un po' per l'aumento di quota ma anche per perchè ormai il sole, che nonostante la fitta nevicata continuava a fare capolino di tanto in tanto, stava lentamente tramontando.
Ecco la stazione impresenziata di Verucolette, alla quale il nostro diretto non effettua servizio.

La linea si faceva sempre più impervia, ed io, che praticamente ero il solo viaggiatore presente a bordo, non potevo che godermi gli splendidi panorami che mi avrebbero accompagnato fino a casa. Li, mia moglie Fabiana, e i miei due figli Flavia e Dario, mi stavano aspettando. Probabilmente non mi avrebbero neanche dato il tempo di entrare a casa che subito mi avrebbero chiesto di aggiustare velocemente il televisore con le valvole che avevo comprato quel giorno a Trofi. Solo in questo modo avrei "costretto" i miei figli a passare una serata tutti assieme, sul divanone davanti al camino, senza che i piccoli trovassero più divertente giocare nella loro stanza.
Trasalii in quanto l'unica galleria della linea venne annunciata dal continuo e potente fischio emesso dalla locomotiva.

Ricordo che il macchinista avvicinandosi all'uscita dal tunnel, azionava ripetutamente il fischio, forse per evitare il ripetersi di quanto causato da una mandria di mucche sui binari che, nel 1938, provocò lo svio di un accellerato diretto a Luni sull'Abola.

Ricordo come oggi che anche noi ferrovieri della Alta Valle dell'Abola, andammo a prestare aiuto ai colleghi delle Ferrovie dello Stato. L'incidente fortunatamente non ebbe conseguenze sulle persone (e seppi poi neanche con le mucche che avevano invaso la strada ferrata) ma provocò una interruzione del servizio che si protasse per oltre tre giorni. I soccorsi infatti, a parte noi che provenivamo da nord, risultavano praticamente impossibili a causa del fatto che il treno deragliato aveva completamente bloccata la linea da sud, con danni anche all'armamento. Grazie alla buona volontà di noi ferrovieri, che nonostante il freddo pungente lavorammo ininterrottamente giorno e notte , fu possibile il ripristino della linea consentendo alle popolazioni della Valle di rompere l'isolamento con il resto del paese.
Assorto nei miei pensieri feci appena caso alla nevicata che aumentava di intensità. Si, quella serata me la pregustavo già, con il televisore aggiustato e davanti al camino acceso. Speravo solo che la neve non avesse nuovamente coperto l'antenna della televisione rendendo altrimenti irrealizzabili i miei semplici sogni.

Ormai eravamo quasi giunti alla stazione di Porfido, capolinea estremale della ferrovia a scartamento ridotto Luni sull'Abola, Nibbio, Porfido delle Ferrovie dell'Alta Valle dell'Abola.

Lavoravo per le Ferrovie della valle dal lontano 1932, iniziai come manovratore e con il tempo, divenni capostazione di seconda classe, assegnato alla stazione di Alpi di Sopra. In realtà la stazione non serviva nessun paese ed era posta al punto di valico della linea a quota 1.350 slm. Alpi di Sopra era una stazione in cui la fermata di tutti i treni era tuttavia stata resa obbligatoria per questioni di sicurezza. Tutti i treni infatti, al termine delle lunghe salite o da Luni o da Porfido, avevano l'obbligo di arrestrasi alla mia stazione, effettuare una nuova prova freni, prima di impegnare i tratti in discesa. Devo dire che questo fatto dava un certo movimento alla mia stazione, molto spesso mi obbligava, si fa per dire, ad attingere alla mia riserva di vernaccia o di nocino, per offrire un goccio ai colleghi macchinisti e cogliere l'occasione per una buona chiacchiera. E se il treno portava poi un ritardo di 10, 15 minuti...beh, il tempo nella Valle correva così lento che probabilmente nessuno se ne sarebbe accorto.
Ecco finalmente il ponte sul fiume Abola, oltre il quale la stazione di Luni si sarebbe presentata dopo una curva a sinistra.

Un fischio, lo stridore dei freni, ed ecco che il treno si fermò al capolinea di Luni. Giusto il tempo di salutare il mio amico Mario, che sul binario 4 era in attesa l'accellerato per Porfido. Mi sembrava che mi stesse attendendo ed infatti, Giuseppe il macchinista, appena mi vide inizio a suonare la tromba per incitarmi a salire a bordo.

Il segnale era già disposto al verde e feci appena in tempo a salire a bordo e raggiungere in cabina il mio collega (forse sarebbe meglio usare il termine amico) che il grazioso convoglio arancio e giallo inizio a muoversi.
Imponente era il rumore del diesel celato dietro la cabina di guida. Da solo rendeva superfluo solo pensare al riscaldameno in cabina creando sempre una temperatura accettabile. Forse questa mia considerazione, viaggiando d'estate pur con le temperature miti che caratterizzavano la Valle, non sarebbe stata così positiva. Ma erano altri tempi e parlare di confort ai macchinisti veniva fatto passare quasi a sminuire la figura di questi uomini che anche in pieno inverno affrontavano i rigori della stagione magari col "muso nero" affacciato al finestrino di una bella vaporiera.

Devo dire che sotto quest'aspetto, l'introduzione della trazione diesel sulla linea della Valle, aveva creato quantomeno i presupposti per un miglioramento delle condizioni di lavoro ai nostri macchinisti.
Il treno, composto da un'automotrice e da un rimorchio, arrancava sulle pesanti salite che mi avrebbero portato alla mia stazione. Giuseppe non finiva più di parlare, mi raccontava di quanto gli era successo a caccia la domenica precedente, dei cinghiali visti ma diabolicamente scomparsi prima che lui potesse fare fuoco (devo dire che questa storia la tirava fuori in continuazione durante i lunghi pomeriggi passati al bar di Luni assieme ai colleghi dell FS) della sfortuna che, a suo avviso, caratterizzava la sua carriera di grande cacciatore.

Ancora una ripida salita e finalmente,... si ero arrivato a casa. La mia stazione si intravedeva appena, ma già ero pronto ad abbracciare moglie e figli che mi sembrava non vedere da un'eternità.

Ancora un saluto a Giuseppe (che dovetti ahimè interrompere nel corso di un ulteriore racconto di caccia andata in fumo), e l'invito a passare da noi in serata, quando col treno di rimando , fuori servizio, avrebbe potuto passare un pò più tempo con noi accanto al fuoco. La mia stazione, la mia casa, era li pronta ad accogliermi.
La porta di accesso della biglietteria mi avrebbe condotto alla scala che portava al primo piano e a casa mia.

Lo scatto della serratura della porta , coperto dal disumano frastuono generato dai miei pargoletti, mi fece capire che ero finalmente a casa....eccomi, ero ritornato!
UN VIAGGIO VIRTUALE IN FERROVIA (prima puntata)
Quel freddo inverno del 1952 sembrava non finire mai. Lassù, sulle mie montagne dove facevo il capostazione da oltre 20 anni, ormai era caduta tanta di quella neve da non permettere quasi più a nessuno di uscire da casa. Io solamente avevo avuto la necessità di recarmi in pianura, a Trofi, ove finalmente avevo potuto acquistare la famosa valvola del mio nuovissimo televisore con ben due canali di sintonia. Verso sera era arrivato il momento di tornare a casa, ed andai alla stazione ove una 740 con al traino le omnipresenti carrozze 100 porte, era pronta a partire alla volta di Luni sull'Abola.
Salii a bordo e mi accomodai, pronto a partire. Fuori nevicava e vi posso assicurare che questo era niente rispetto a quel che avrei incontrato verso casa mia.

Alle 16.30 il prolungato fischio del capostazione accompagnato da un fischio di risposta del macchinista, e poi lo scossone dato dalla locomotiva mi confermarono la tanto attesa partenza. Uno sguardo dal finestrino ed un ultimo saluto a Trofi e..via

Fuori solo lo sbuffare della vaporiera, con la velocità limitata a 40 km/h fino al superamento della stretta curva di accesso alla stazione.

Dopo la curva il treno acquistò sempre maggiore velocità fino ad attestarsi a 65 km/h. Fuori il paesaggio era completamento innevato ed i neri nuvoloni in cielo non lasciavano certo presagire alcun miglioramento, anzi, almeno da quanto dicevano gli anziani del posto, quel freddo inverno non aveva ancora avuto il suo epilogo e le condizioni metereologiche sarebbero ulteriormente peggiorate.
L'estesa pianura appariva ovunque eguale. Il bianco della neve aveva uniformato il paesaggio ammorbidendo qualsiasi forma. Lo sbuffare della 740 era l'unico rumore che si udiva in quell'atmosfera ovattata.

Passato il controllore (Mario un mio vecchio amico di infanzia) e scambiate due chiacchiere con lui, lo stridere dei freni mi fece capire che stavamo sopraggiungendo alla stazione di Monteflavio, il principale centro abitato dell'intera zona. Al di là del rettilineo, ecco il fiume Suggente che viene attraversato con un ponte usato in condominio con la strada provinciale 443.

Poi una brusca curva a sinistra, la salita, un'altra curva a destra e poi di nuovo a sinistra, ci portano all'ingresso del fascio binari di Monteflavio.
L'importante stazione era dotata di 3 binari e di un deposito locomotive con annessa piattaforma girevole. Da qui la linea si biforcava. A destra, proseguiva verso Luni sull'Abola. La linea principale, di recente elettrificazione, invece proseguiva verso Santorini, importante provincia sede anche della fiera della meccanica.

In stazione il treno si fermò anche per fare acqua. I movimenti ferroviari erano abbastanza intensi con il succedersi di arrivi e di partenze dalla linea principale. Ecco, finalmente l'accellerato 144321, coincidente con il nostro treno. Eravamo nuovamente pronti a partire. Diedi un'occhiata dal finestrino sfidando il freddo pungente.

Il treno iniziò nuovamente a muoversi, effettuando un'ampia curva a destra e superando il ponte posto sulla strada statale Santorini-Monteflavio

Da qui il viaggio sarebbe proseguito sulla linea non elettrificata per Luni, in un susseguirsi di bellezze naturali, montagne.....si respirava già l'aria di casa. (segue)
UN VIAGGIO VIRTUALE IN FERROVIA
Oggi inizio a scrivere il resoconto di un viaggio di fantasia, un viaggio fatto col computer sul simulatore di ferrovie TRAINZ. Non so quanto tempo ci metterò ne se sarò in grado di predisporre tutto il materiale. Tuttavia direi che con un po di pazienza vi sottoporrò, se avete pazienza di visitare il blog, qualcosa di quantomeno curioso. Buon viaggio allora e..in vettura!

VIAGGIO IN GARFAGNANA
Ebbene si! Cerca cerca, anche in mezzo alle montagne delle Alpi Apuane siamo riusciti a trovare una ferrovia, una bella ferrovia...la ferrovia della Garfagnana.
Terra all'epoca incontrastato dominio delle Aln 990 e prima ancora del Gr 940, oggi vede trottare fra le verdi montagne e gli azzurri fiumi le Aln 668 e 663. Moderne, piu' silenziose delle macchine di allora, conservano comunque intatto il fascino di una ferrovia di montagna i cui paesaggi ritengo sia fra i più belli della nostra Italia.
La partenza, dall'importante stazione di Piazza al Serchio (ben tre binari...) alle ore 12.30

I viaggiatori, e nella foto successiva ne potete vedere un tipico esempio...

..attendono frementi il passaggio del convoglio.
Finalmente è arrivato, saliamo a bordo e attendiamo l'incrocio con il regionale diretto a Aulla.

poi la partenza...il viaggio inizia in direzione Lucca, destinazione il famoso Ponte del Diavolo.
Il viaggio si svolge fra un susseguirsi di opere d'arte, gallerie ed ardimentosi viadotti. La linea è in discesa per cui si sente il solo rumore tipico, affascinante e consentitemi bellissimo dello "sferragliare" del convoglio.
Le stazioni si susseguono fra affascinanti paesini e montagne imponenti.
Il fiume Serchio, che ci accompagnerà nel corso di tutto il viaggio assume, scendendo verso la costa Tirrenica, un aspetto sempre più imponente con un susseguirsi di bellissimi specchi d'acqua.

Le gallerie si susseguono nel lungo tragitto tutto in discesa. Inizia a fare più caldo via via che si scende verso Lucca.

Tuttavia la natura rigogliosa di un tipico "verde toscano" permette al viaggiatore di conservare una sensazione di piacevole freschezza. Stiamo ormai arrivando alla meta, il fiume Serchio ha ormai assunto l'importanza di un corso d'acqua che da li a breve si tufferà nel mare Tirreno.

Affacciandosi dal finestrino si intravede la meta..il ponte del Diavolo..eccolo!

Incredibile! Un ponte di quasi mille anni fa....attraversato da una ferrovia che ha oltre 100 anni.
Superiamo il ponte e continuiamo il nostro viaggio fino alla stazione. Ecco finalmente, il convoglio rallenta, i freni stridono...siamo arrivati!

Da qui comincia una bella passeggiata per l'antico borgo che fra strade e viuzze, ci permetterà poi di ammirare da vicino questa straordinaria opera d'arte intravista dai finestrini del treno.
Attraversando a piedi il ponte, dall'alto, ecco la linea ferrata che in quasi un'ora ci ha permesso di raggiungere la nostra meta.

E' stato un attimo....un'occhiata al manometro, la pressione era ok. E' arrivato il momento di dare leva...ecco si muove! il vapore inizia ad espandersi nei cilindri e comincia il viaggio.
La mia famiglia, soprattutto i miei figli, mi hanno costretto ad aprire questo blog.